Arriva in Spagna la prima trasmissione con una persona con sindrome di Down. E' "Piensa en Positivo", settimanale sull'integrazione lavorativa delle persone con disabilità. (2)

È andata in onda lo scorso 21 settembre, la prima puntata di "Piensa en positivo", il primo programma della televisione pubblica spagnola interamente presentato da una persona con sindrome di Down.

Il nuovo format è un reality show che promuove l'integrazione sociale e lavorativa delle persone disabili e prevede un totale di 12 puntate da 30 minuti ciascuna,in programma ogni sabato mattina sul canale La2, durante le quali si racconteranno le storie dei tre protagonisti, attraverso un filo conduttore di volta in volta diverso. Il tema scelto per la prima puntata è stato la formazione scolastica. I partecipanti sono stati ripresi durante una classica giornata universitaria e in alcuni momenti della loro vita privata.

«Le telecamere seguiranno i protagonisti in una loro giornata tipo e mostreranno le loro attività abituali nel lavoro, insieme a dettagli della loro vita personale», rivela Vertele, sito di informazione spagnola specializzato sul mondo della tv.

La vera novità, però, sta proprio nel presentatore. Si tratta di Pablo Pineda, malagheno di 34 anni, già famoso in Spagna per essere stato il primo laureato con sindrome di Down e per la sua interpretazione nel film "YoTambién", premiata con la "Concha de Plata" (la "Conchiglia d'Argento") per il miglior attore nell'edizione 2009 del festival Internazionale del Cinema di San Sebastián, la principale kermesse cinematografica spagnola.

Laureato in psicopedagogia (titolo ottenuto anche al Progetto Roma, conosciuto in Italia come Progetto Malaga perché è il risultato di una collaborazione tra l'università di Malaga e il servizio neuropsicopedagogico dell'ospedale Bambino Gesù di Roma), Pineda dà anche conferenze in varie università e centri formativi, sia in patria che all'estero. 

In questa nuova avventura televisiva, il suo ruolo non sarà quello di un semplice conduttore, ma parlerà anche dal punto di vista della sua esperienza e mostrerà ai telespettatori diversi strumenti e oggetti che sono stati sviluppati, negli anni, per facilitare l'inclusione sociale delle persone portatrici di disabilità, soprattutto nel mondo del lavoro: dalle sale sensoriali a quelle con pittogrammi per autistici.

«È molto importante che ci sia un programma come questo, che scommetta sull'integrazione nel mondo sociale e lavorativo delle persone con disabilità, soprattutto con la crisi attuale», ha affermato Pablo, divenuto in Spagna un emblematico esempio di come anche le persone afflitte dalla sindrome di Down possano raggiungere alti livelli di formazione scolastica a pari di tutti gli altri e trovare lavoro senza aver paura di essere discriminati a causa della propria disabilità. La strada, però, è ancora lunga e non senza difficoltà.

Lo stesso Pineda, invitato qualche anno fa a tenere una lezione all'Università di Cordova dichiarò: «Ovvio che mi piacerebbe insegnare. Per questo ho studiato magistero e per questo mi mancano quattro esami per finire psicopedagogia. Però so che se finisco a fare il maestro sarà brutale per la società. Le famiglie continuano ad aver paura delle persone con la sindrome di Down, paura che diventino maestri, paura che diventino il fidanzato o la fidanzata dei loro figli. Sono stanco di essere l'eterno alunno l'eterno bambino, ora tocca a me dar classe».

da: http://100passi.globalist.it

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